IL BIANCO E NERO IN DIGITALE di Glauco Dattini

S.Ivo alla Sapienza - ph Glauco Dattini
S.Ivo alla Sapienza – ph Glauco Dattini

In postproduzione, ci sono numerose strade per ottenere una fotografia in bianco e nero

Per molto tempo è stato possibile catturare la realtà solo con la pellicola in bianco e nero. Con l’avvento della pellicola a colori e, più recentemente, con i moderni sensori capaci di riprodurre prodigiosamente i colori, il bianco e nero è relegato sempre più nella sfera dei nostalgici e degli appassionati. Ciò nonostante, anche oggi, la fotografia in bianco e nero conserva un fascino irresistibile, e non solo perché evoca una tipologia d’immagini cadute in disuso, ma anche perché può avere delle caratteristiche che la rendono attuale e moderna. Il bianco e nero può far risaltare le forme e le geometrie dell’architettura, sia di quella antica sia di quella contemporanea. Può aumentare la drammaticità di uno scenario o di un ritratto. Può rendere suggestivo un paesaggio, altrimenti banale.  Il bianco e nero richiede però uno sforzo maggiore da parte del fotografo. Infatti, anche se è aumentata enormemente la diffusione degli apparecchi fotografici, ormai di costo e dimensione anche molto ridotti, e il numero delle foto scattate, visto che non c’è più il limite economico e di pose del rullino, la gran parte delle fotografie sono fatte semplicemente premendo il pulsante, senza interpretazione e senza guardare alla fotografia come un’arte. Il bianco e nero, invece, richiede attenzione alla composizione, alla luce, al contrasto, giacché manca la suggestione del colore. Per questo, occorre mettere in atto delle strategie per ottenere il giusto contrasto e l’adeguato risalto del soggetto.

In passato, le tecniche per ottenere foto in bianco e nero pregevoli, erano in parte applicate al momento dello scatto e in parte in camera oscura. In fase di ripresa, per esempio, era frequente usare i filtri ottici colorati con la pellicola in bianco e nero. I filtri schiariscono il colore proprio e scuriscono gli altri. Per esempio, il filtro rosso schiarisce gli elementi rossi e scurisce quelli blu e ciano, per questo era impiegato per scurire il cielo ed enfatizzare le nuvole. Le tecniche in camera oscura, invece, erano molteplici. Come la mascheratura e la bruciatura, per schiarire o scurire gli elementi delle immagini, o come la scelta della carta più o meno dura, che aveva un livello di contrasto minore o maggiore, secondo il grado di durezza.  Oggi, essendo padroni di alcune nozioni, è possibile ottenere, con il fotoritocco, un ottimo bianco e nero. Nella fotografia digitale, esistono numerosi modi per ottenere le immagini in bianco e nero. Molte fotocamere possiedono l’impostazione per scattare direttamente in bianco e nero. Il risultato, però, raramente ha il contrasto e la ricchezza di toni desiderati. Inoltre, è più difficile da modificare e da migliorare. Perciò, la scelta migliore è scattare l’immagine a colori, per poi convertirla in postproduzione. Prima di esaminare i metodi di conversione, stabiliamo qual è il formato ideale da utilizzare per le immagini. Come per la fotografia a colori, il miglior formato è il RAW. Infatti, dal file RAW possiamo conseguire, durante la conversione, il massimo livello di dettagli. Inoltre, dal file RAW originale, possiamo ottenere infinite conversioni, senza intaccare la qualità dell’originale, che pertanto rimane inalterato e ha quindi la valenza di un vero e proprio negativo digitale. Sfruttando il programma di conversione dei file RAW, come Adobe Camera RAW, possiamo ottenere direttamente una foto in bianco e nero, senza necessità di ricorrere a Photoshop. Infatti, scegliendo il Trattamento Bianco e nero, che applica il profilo Adobe monocromatico, si converte un’immagine in scala di grigio. Non con una semplice desaturazione, che produce un risultato piatto, ma con dei comandi che permettono la gestione dei toni separatamente, in modo che si possa variare la resa tonale dei singoli colori che sono convertiti. In questo modo, possiamo incrementare a piacimento il contrasto tra gli elementi della foto che all’origine avevano differenti colori.

Adobe Camera RAW - Miscela bianco e nero
Adobe Camera RAW – Miscela bianco e nero
DESATURAZIONE

In Photoshop, la prima, e più immediata strada per avere un’immagine in bianco e nero, è la desaturazione.
Creiamo un livello di regolazione Tonalità/Saturazione e spostiamo completamente a sinistra il cursore della saturazione. La fotografia si converte istantaneamente.
Questa tecnica è molto rapida ma, il più delle volte, produce un’immagine piatta e povera di contrasto. Può essere efficace solo con alcune foto che abbiano un elevato grado di contrasto in partenza. Lo stesso effetto lo abbiamo scegliendo dal menù Immagine>Metodo>Scala di grigio. Questa scelta è più distruttiva perché la modifica elimina le informazioni sul colore, mentre nel primo metodo la conversione è effettuata su un livello di regolazione separato, che possiamo disattivare in seguito per tornare all’immagine originale.

Desaturazione
Desaturazione
il metodo lab

Un altro procedimento molto rapido per ottenere immagini bianco e nero consiste nel convertire il metodo colore da RGB a LAB scegliendo nel menù Immagine>Metodo>Colore Lab. Il metodo Colore Lab ha la componente di luminosità “L”, l’asse del colore verde-rosso “a” e l’asse del colore blu-giallo “b”. Nella palette dei canali, togliamo la visibilità alle componenti “a” e “b” (rimuovendo il simbolo di spunta ai canali) per avere l’immagine in bianco e nero. 
A questo punto, per poter salvare l’immagine in un formato utile al web, quale il jpeg, dobbiamo comunque convertire l’immagine in scala di grigio, come nel metodo precedente.

Bianco e nero con il metodo LAB
Bianco e nero con il metodo LAB
METODO RUSSEL BROWN

Un metodo più raffinato è stato messo a punto da Russell Brown, Senior Creative Director presso Adobe. Come prima cosa creiamo un livello di regolazione Tonalità/Saturazione e impostiamo il metodo di fusione del livello in Colore. Denominiamo questo livello Filtro. Poi creiamo un altro livello di regolazione Tonalità/Saturazione, e questa volta lasciamo su Normale il metodo di fusione. Denominiamo questo secondo livello Pellicola. Sul livello Pellicola abbassiamo completamente la saturazione, portandola a -100.
Ora, torniamo al livello Filtro: nel relativo pannello delle regolazioni, spostando il cursore Tonalità avremo un effetto diverso secondo il colore scelto. In pratica, simuliamo la ripresa con dei filtri ottici colorati posti davanti all’obiettivo. L’intensità del filtro possiamo controllarla con il cursore Saturazione del livello Filtro.

Bianco e nero con il metodo Russel Brown
Bianco e nero con il metodo Russel Brown
il metodo del canale alfa

Un altro sistema veloce per la creazione istantanea d’immagini bianco e nero è quello che si basa sul canale Alfa. Portiamoci nella palette dei canali e, tenendo premuto il tasto CTRL, clicchiamo sul canale RGB (il primo in alto). Si crea una selezione che ha le stesse forme dell’immagine.
Ora clicchiamo sul pulsante “Salva selezione come canale” che si trova in basso, nella stessa palette. Selezioniamo il canale Alfa che si è creato, e vediamo l’immagine in bianco e nero (che è in realtà una maschera). Convertiamo l’immagine in scala di grigio, altrimenti salveremmo la fotografia senza aver tolto i colori. Anche questo metodo è molto rapido, ma non abbiamo possibilità d’intervento sulla conversione, per cui il risultato dipenderà dalle caratteristiche dell’immagine originale.

Bianco e nero con il canale Alfa
Bianco e nero con il canale Alfa

IL METODO CALCOLI

Sempre sul canale Alfa è basato il metodo che utilizza il comando Calcoli di Photoshop, uno strumento che consente di fondere due canali singoli, provenienti da una o anche da due immagini  sorgenti distinte, oppure da due livelli diversi.  Il comando si avvia scegliendo dal menù Immagine>Calcoli. Nella finestra di dialogo che si apre oltre a selezionare le sorgenti, è possibile anche scegliere il canale da utilizzare. Inoltre, si può impostare un metodo di fusione diverso da quello di default, che è Moltiplica.
Come nel metodo precedente, il risultato del comando sarà la creazione di una maschera nel canale Alfa. Ricordiamoci quindi di convertire in scala di grigio, prima di salvare. Il vantaggio di questo metodo è il poter produrre risultati differenti secondo le scelte che facciamo nelle impostazioni presenti nella finestra di dialogo del comando.

Bianco e nero con il metodo Calcoli
Bianco e nero con il metodo Calcoli
la mappa sfumatura

Ancora un metodo rapido per la conversione in bianco e nero è l’uso della Mappa Sfumatura, un comando che non è specifico per questo scopo, ma che può comunque essere utilizzato. Scegliamo dal menù Immagine>Regolazioni>Mappa Sfumatura. Nella finestra di dialogo è presente un selettore di sfumatura, dal quale dobbiamo scegliere la sfumatura da Nero a Bianco. L’effetto è la conversione immediata in bianco e nero, è sufficiente applicare il comando. Anche in questo caso non abbiamo opzioni per modificare la conversione e scegliere come convertire i singoli toni, perciò il risultato sarà più o meno apprezzabile secondo le caratteristiche dell’immagine di partenza.

Bianco e nero con la Mappa Sfumatura
Bianco e nero con la Mappa Sfumatura
il miscelatore canale

Uno strumento di Photoshop più completo dei precedenti è il Miscelatore Canale. Questo comando permette di fondere più canali per creare un’immagine in scala di grigio di qualità. Oltre ad avere un maggior controllo nella conversione, con il Miscelatore Canale abbiamo il vantaggio di lavorare su un livello di regolazione separato, in modo che la sua applicazione non sia distruttiva. Scegliamo dal menù Livello>Nuovo Livello di Regolazione>Miscelatore Canale. Nel pannello delle regolazioni del livello aggiungiamo la spunta alla casella Monocromatico. Nello stesso pannello, abbiamo a disposizione degli sliders che corrispondono ai singoli canali RGB. Di ciascuno di essi possiamo scegliere la percentuale che corrisponde al contributo di utilizzo di quel canale in output. Perciò, la differente impostazione dei cursori produce risultati diversi, permettendoci di creare un adeguato contrasto tra i toni che dal colore originale sono convertiti in bianco e nero. In questo modo abbiamo molte più possibilità di gestione della conversione e possiamo rendere interessante un’immagine altrimenti piatta.

Il Miscelatore Canale
Il Miscelatore Canale
metodo del livello di riempimento

Il bianco e nero che si può ottenere con un livello di riempimento ha il vantaggio di risiedere su un livello separato, ma non ha la possibilità di gestire la conversione come con il Miscelatore Canale. Scegliamo dal menù Livello>Nuovo Livello di Riempimento>Tinta Unita. Come tinta impostiamo un grigio neutro (il grigio neutro ha lo stesso valore nei singoli canali RGB). Quale grigio neutro scegliere è indifferente, perché la luminosità usata è quella dello sfondo.
Una volta applicato il comando, scegliamo Colore come metodo di fusione del livello di regolazione per avere all’istante l’immagine in bianco e nero.

Bianco e nero con il livello di riempimento
Bianco e nero con il livello di riempimento
livello di regolazione bianco e nero

In Photoshop, abbiamo uno strumento più raffinato, il livello di regolazione Bianco e Nero. Per selezionarlo, scegliamo Livello>Nuovo Livello di Regolazione>Bianco e Nero. Con questo comando, possiamo decidere la conversione dei singoli colori, avendo a disposizione ben sei cursori, nella palette delle regolazioni, che corrispondono ad altrettante tonalità. In questo modo abbiamo una grande flessibilità su come debba essere l’output in scala di grigio dei colori dell’immagine sorgente. Inoltre, con lo stesso strumento, aggiungendo il segno di spunta alla casella Tinta, possiamo ottenere un’immagine monocromatica con una tonalità a nostra scelta, per esempio il seppia.

Il livello di regolazione Bianco e Nero
Il livello di regolazione Bianco e Nero
i plug-in per il bianco e nero

Chi è un appassionato d’immagini in bianco e nero, e ne produce in grande quantità, può pensare all’acquisto di un plug-in specifico, come, per esempio, Silver Efex Pro 2, che è parte della suite Nik Collection by DxO, che incrementa le funzionalità e le possibilità di correzioni globali e selettive di Photoshop dedicate alla fotografia bianco e nero.

Nik Collection by DxO
Nik Collection by DxO
la stampa in bianco e nero

La stampa ink-jet ha ora raggiunto standard qualitativi molto elevati, grazie anche ai nuovi inchiostri utilizzabili. Gli inchiostri possono essere a base di coloranti artificiali o di pigmenti. Questi ultimi sono delle sospensioni, che non si sciolgono nel liquido, ma rimangono in forma di particelle che aderiscono al foglio di carta grazie alle resine con cui sono trattate. Sono meno brillanti degli inchiostri a coloranti artificiali, ma sono più stabili nel tempo. Da alcuni anni sono presenti inchiostri a pigmenti di carbone che hanno diverse tonalità di grigio oltre al nero. In pratica sono inchiostri in scala di grigio che possono sostituire quelli colorati, nelle stampanti compatibili. Questi inchiostri sono particolarmente adatti per la stampa di fotografia in bianco e nero e generano immagini molto ricche di toni. Purtroppo, le stampanti compatibili sono di solito di classe professionale e di grande formato (A3+), come le Epson Stylus Photo di fascia alta che utilizzano gli inchiostri della serie Ultrachrome K3. Esistono tuttavia anche inchiostri a pigmenti di carbone prodotti da terze parti e compatibili anche con altre stampanti, come ad esempio Piezography e gli inchiostri della MIS Associates Inc. I primi, per funzionare, hanno bisogno di un software a parte, detto RIP, che converte le immagini in mappe di bit e utilizza algoritmi in grado di gestire la stampante senza il driver originale. I secondi invece sono studiati per funzionare con i driver originali.

                Se utilizziamo una comune stampante ink jet, con gli inchiostri colorati, per stampare le foto in bianco e nero, abbiamo due scelte. Se usiamo tutti i colori in dotazione alla stampante, il software provvede a mescolarli per ottenere tutte le tinte grigie delle foto. Altrimenti, possiamo utilizzare il solo inchiostro nero. Certamente la prima soluzione è quella più idonea per avere dei toni più omogenei e nitidi, ma c’è il rischio di ottenere delle sgradevoli dominanti cromatiche (metamerismo). Se, invece, usiamo il solo nero, le tonalità di grigio sono conseguite con il principio del dithering, cioè con una concentrazione più o meno alta di goccioline di inchiostro nero. In questo caso, i toni sono approssimati dalla distribuzione dei puntini. Quindi, anche se ora le stampanti hanno un’alta risoluzione e il fenomeno è meno evidente, a una visione ravvicinata, i toni grigi potrebbero risultare granulosi. Stabilito perciò che con il primo metodo i risultati sono migliori, resta il problema di come calibrare la stampante per evitare le dominanti. Una calibrazione professionale è piuttosto complicata da perseguire, occorrerebbero un software specializzato e uno strumento di misura chiamato spettrofotometro per generare un profilo specifico. Possiamo tuttavia avvalerci di un metodo empirico che, sicuramente non ha la stessa precisione, ma è abbastanza facile da portare a termine. Procuriamoci una scala di grigi, un’immagine che contiene una serie consecutiva di barre con diverse gradazioni che vanno dal nero assoluto al bianco. Sul monitor dobbiamo essere in grado di visualizzare tutte le barre distinte e prive di dominanti (anche il monitor deve essere ben calibrato). Stampiamo l’immagine della scala di grigi e confrontiamola con quella originale sul monitor. Generalmente la stampa presenta dei problemi di luminanza o di dominanti che compromettono la neutralità del grigio.  Regoliamo il driver della stampante per aumentare o diminuire la luminosità o per correggere le dominanti eventualmente presenti. Di solito, con pochi tentativi e conseguenti prove di stampa si riesce a conseguire una stampa che visivamente sembra abbastanza simile all’originale. A questo punto, dobbiamo salvare l’impostazione del driver, per poterla richiamare le volte successive.

Scala di grigi
Scala di grigi

La carta ideale per la stampa bianco e nero è di alta grammatura, non politenata, preferibilmente derivata da cotone o lino, priva di lignina, a pH alcalino e non trattata con agenti sbiancanti.  A volte l’uso degli inchiostri a pigmenti di carbone e di carte di qualità ad alta grammatura è definita stampa Glicée o stampa digitale fine art in bianco e nero. La scelta di carta matte (opaca) o semi glossy (semi lucida) dipende per lo più dal gusto personale, ma è bene pensare anche all’illuminazione che avrà la sede di esposizione delle foto. Con una luce controllata, la superficie matte rende al meglio tutti i toni, mentre in presenza di luce solare la carta semi glossy mantiene meglio la profondità dei neri. Le carte lucide sono meno consigliate per la stampa fine art, anche se si possono ottenere risultati soddisfacenti con carte di qualità. Le carte matte, invece, sono particolarmente adatte al bianco e nero, sia perché di solito hanno uno spessore elevato, sia per la sensazione tattile e visiva dovuta alla tessitura della superficie. Sono inoltre dotate di una buona visione da tutte le angolazioni, perché non generano riflessi indesiderati. C’è però da considerare che sono lontane dal raggiungere la profondità del nero delle carte semi glossy o glossy. Tra i marchi più noti per le carte fine art spiccano Hahnemuhle, Crane, Felix Schoeller, Epson Premium.

2 risposte a “IL BIANCO E NERO IN DIGITALE di Glauco Dattini”

  1. Ottima lettura… Un solo neo: chi come me, per inesperienza o altro, ha optato per l’acquisto di soft di post come affinity, rimane esluso dall’ ottimo articoli. Un plauso cimunque.
    Stefano

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